RECENSIONI



La Repubblica
25/07/2005 – Angelo Foletto
«Tutino-Poulenc, gran farsa con la spiritosa Elena Rossi»

a proposito di Le Bel indifférent
Tutino ha scritto una pagina assai espressiva: con un’orchestra scattante ha cucito per la protagonista – la strepitosa Monica Bacelli – un percorso di intermittenze del cuore e del canto.
Avvenire, 17/07/2005 – Virgilio Celletti
«Tutino, grandi note e piccole furbizie» a proposito di Le Bel indifférent
Ancor più grande il merito di Tutino. Parallelamente al canto di una straordinaria Monica Bacelli, una sorta di recitativo incalzante e altamente espressivo, si svolge uno strumentale assai più elaborato che è la vera descrizione della crisi, delle frustrazioni, delle speranze della donna, e della sua rassegnazione finale quando il bell’indifferente non solo l’ignora ma l’abbandona.
L’Unità, 04/10/2004Erasmo Valente
«Com’è impetuoso il Federico II di Tutino, pare sbucato dall’«Inferno» di Dante»
a proposito di Federico II
E i suoni di Tutino assumono una loro fremente validità e vitalità in una partitura ricca di personali invenzioni, pur nel riecheggiamento d’una «minimal music» che trova una trionfante, coinvolgente forza espressiva nel finale dell’opera, con Federico che fa lanciare dardi contro il cielo, mentre una immensità di acque, turbinante anch’essa in un gioco minimalistico delle proiezioni, sembra sommergere il mondo.
Avvenire, 03/10/2004 – Virgilio Celletti
«La musica di Tutino sul trono di Federico II»
a proposito di Federico II
…la partitura, che è tuttavia la vera grande protagonista del lavoro. Se non fosse che si perderebbe qualcosa di interessante e in certi momenti addirittura affascinante, si potrebbe anche rinunciare all’allestimento scenico ed eseguirla in forma di concerto. Perché la musica di Tutino… funziona perfettamente non solo perché scritta in modo magistrale, ma proprio per la sua valenza drammaturgica.
La Gazzetta del Mezzogiorno, 03/10/2004 – Ermanno Romanelli
« Federico il Grande gloria delle Puglie»
a proposito di Federico II
Tutino fa musica alla grande ma senza gli isterismi della grandeur e con il gusto intelligente del rischio, in una lucida sfida alle etichette e a certe mode che non vedono di buon occhio, oggi, la storicizzazione di un personaggio come lo Stupor Mundi, tanto più grande della vita stessa.
L’opera, Anno XVII, n. 176 (Ottobre 2003) – Alessandro Mormile
«La parola che arriva al cuore»
a proposito del Canto di pace
Prevalgono sonorità morbide che, unite al clima raccolto della parte orchestrale, donano alla pagina una generale atmosfera di intimo raccoglimento. La preghiera diviene così affettuosa comunicazione d’amore che può anche avere, al di là del significato religioso, una valenza universale, quasi un messaggio d’amore che tocca il cuore dell’uomo con quella compassionevole sincerità di affetti ben evidente nelle parole del testo.
L’opera, Anno XVII, n. 173 (Giugno 2003) – Nicola Salmoiraghi
«Guardando negli occhi la paura e la solitudine»
a proposito di Vita
Tutino si è accostato con passione e pudore a questo tema [la morte], cercando di mettere in musica e parola cantata l’inesprimibile. Se la musica in un certo modo stempera la durezza del testo originario ci pare, francamente, che sia quasi un ostacolo invalicabile parlare di metastasi, chemio, dosi mediche con i codici dell’opera lirica. Tanto più che Tutino scrive davvero «musica». Tonale, immediatamente comprensibile, spesso ispirata, come nel toccante finale; non rinuncia a fornire ai suoi personaggi ariosi di rilievo […] e a raccontare con le note.
Diario, Anno VIII, n. 20 (23-29 Maggio 2003) – Elvio Giudici
«Vita è bella»
a proposito di Vita
…una musica la cui ancora tonale è sollecitata ma mai spezzata da dense ondate modulanti, mentre un complesso intrico contrappuntistico la serra in compatta tensione…
Corriere della Sera, 10/05/2003Giuseppina Manin
«Il viaggio verso la morte nell’opera-choc di Tutino»
… ieri sera Vita, commissionata e prodotta dalla Scala, è andata in «prima» mondiale… Un viaggio lungo un atto, dove a far da guida è una musica ossessiva, evocativa, parossistica, straniante, eseguita da una ventina di strumentisti della Scala diretti da Giuseppe Grazioli. Un’ora e mezza di emozioni e turbamenti terminati in un applauso convinto e liberatorio.
Marco Tutino Official Website
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